La Torre della Fame

The blog entry that follows doesn’t directly include a lesson on aging well (although, as you will see, Ugolino’s story is a cautionary tale).  The entry does, however, help to elucidate the relationship between literature and life.  I’m including this essay not for any moral it may present but for the interest that the subject holds for me as a fan of Pisa and of the Italian language, people, and culture.
I am first giving the essay in Italian, as prepared for a lifelong-learning course, and then giving the same essay in English.  To my Italian friends, I apologize for the deficiencies in my Italian and for any oversimplifications in my statements about Italian history and literature.
Learning languages is purported to be good for the brain.  (I make no claims about my own!)  Any health benefits are a plus, but I love learning languages because they help me to feel connected to the people and ways of thinking and living they represent.
(Some of the information included in this essay appears in my in-progress novel, The Girl in the Leaning Tower.)
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(Credito per le fotografie è dopo l’articolo.)

Vorrei parlare della famosa storia della Torre dei Gualandi a Pisa.  I Gualandi erano la famiglia pisana che possedeva la torre nel tredicesimo secolo.  La torre è stata anche conosciuta come la Torre della Muda. (“Muda” – anche detto “muta” – significa “molting”.)  Una volta, le aquile allevate dalla città erano conservate nella torre mentre le loro piume si mollavano.  Ma la struttura è meglio conosciuta come la Torre della Fame, per motivi che diventeranno chiari.  Come vedrete, il disegno qui è fedele alla storia emozionale della torre ma non alla sua realtà fisica.  Innanzitutto, voglio condividere alcune informazioni di base.

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Dal dodicesimo secolo, Pisa era una grande repubblica marittima, un potere sulla terra e sul mare che ha commerciato con e ha stabilito qualche colonia in luoghi come Antiochia, in Turchia; Tyre, che è nel Libano attuale; Jaffa, che è ora in Israele; e Nord Africa.  Il declino di Pisa come città-stato proveniva da una combinazione di sconfitte – in particolare da Genova nel 1284 – e cambiamenti nel fiume Arno che hanno portato alla perdita del porto pisano.

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Settecento anni dopo – dal 1998 – Pisa è diventata un luogo archeologico spettacolare per la storia marittima. Lavoro su una linea ferroviaria ha portato alla scoperta di 39 navi provenienti da diversi secoli, il più antico risalente a circa il quinto secolo avanti Cristo.  Molti contengono carichi intatti.  Chiamando  Pisa “un Pompei marittimo”, Newsweek spiega che i ricercatori dicono che cominciando in circa il sesto secolo avanti Cristo, circa ogni centinaio di anni nel corso di quasi mille anni, le onde come tsunami hanno inondato violentemente la via d’acqua e hanno capovolto e seppellito navi, il loro carico, ed i loro passeggeri e equipaggio.[1]

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Pisa ha avuto la sua parte di residenti interessanti: da Galileo a un conte del tredicesimo secolo: Ugolino della Gherardesca, che è il tema principale della mia storia.[2]  Nel 1284, il conte Ugolino è diventato il magistrato in capo di Pisa, la figura politica più importante.  Ha assunto questa posizione poco dopo la sconfitta decisiva della città da parte di Genova ed in un momento in cui due fazioni politiche – i guelfi ed i ghibellini – erano in lotta per il potere.  I guelfi ed i ghibellini erano un po’ come i nostri repubblicani ei democratici – ma meno educati, se riuscite a crederci.

Il conte Ugolino era un guelfo, ma Pisa era piena di ghibellini, quindi Ugolino aveva molti nemici.  Ha fatto pace con alcuni dei vicini guelfi di Pisa, città come Firenze, Lucca, e persino Genova – e ha dato via diversi castelli nel processo, che certamente non ha gradito la gente affatto.  L’errore più grande del conte Ugolino era cercando di collaborare con l’arcivescovo ghibellino Ruggieri degli Ubaldini, che voleva anche lui essere il numero uno a Pisa.  L’arcivescovo ha sparso la voce che Ugolino era un traditore, e nel 1288 l’ha rinchiuso nella Torre dei Gualandi con i suoi due figli, Gaddo e Uguccione, e due nipoti, Nino e Anselmuccio.

Ugolino ed i suoi figli e nipoti hanno affrontato la fame, e tutti sono morti in prigione.  Da allora, la Torre dei Gualandi è stata conosciuta come la Torre della Fame.
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Adesso è il lato destro di un palazzo, il Palazzo dell’Orologio.  La torre sul lato sinistro di questo palazzo è conosciuta come la Torre della Giustizia.  È stato all’inizio del diciassettesimo secolo che la Torre della Giustizia e la Torre dei Gualandi – la Torre della Fame – si unirono per creare il Palazzo dell’Orologio.

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Il palazzo è uno degli edifici della Piazza dei Cavalieri, che contiene anche il Palazzo della Carovana, sede della Scuola Normale Superiore di Pisa, la più prestigiosa università italiana.  La Piazza dei Cavalieri, non lontana dalla Torre Pendente, era il centro della vita politica nell’epoca quando Pisa era una grande potenza.

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Da giovane, Dante Alighieri viveva a Firenze – sessantanove chilometri ad est di Pisa in linea d’aria – all’epoca del potere politico di Ugolino e della sua incarcerazione.  Dante ha iniziato a scrivere la sua poesia di 14.233 righe, La Divina Commedia, nel 1308.  La poesia racconta il viaggio di Dante attraverso i tre regni dei morti.  Il poeta romano Virgilio guida Dante attraverso l’inferno ed il purgatorio. Poi Beatrice – una fiorentina che Dante aveva ammirato da lontano – lo guidava attraverso il paradiso.  Dante ha completato La Divina Commedia nel 1320, un anno prima della sua morte.  La Divina Commedia ha contribuito a stabilire il dialetto toscano come la lingua dominante in Italia.  “Cantiche” è la parola letteraria per le tre parti del poema.  Nella prima cantica, Inferno, Dante mette molti dei suoi contemporanei nei nove cerchi dell’inferno, dove affrontano punizioni molto inventive.

Secondo Dante, nella sua scalata al potere a Pisa, il conte Ugolino ha abusivamente approfittato dei membri della sua famiglia.[3]   Come vedete sulla diapositiva, Dante incolpa anche Pisa per il destino che i figli ed i nipoti di Ugolino hanno subito.  Dante mette Ugolino nel nono circolo dell’inferno, riservato a coloro che hanno commesso il peccato di tradimento.  Per la sua punizione, Ugolino è intrappolato in ghiaccio, fino al collo, nello stesso buco dove il suo traditore, l’arcivescovo Ruggieri, si trova. Dante descrive Ugolino come costantemente rosicchiando il cranio di Ruggieri.

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Vediamo questa situazione nella metà inferiore di questo quadro.  Virgilio e Dante guardano la scena.  Nel Canto 33 di Inferno, Dante ci dà la sua versione del tempo di Ugolino nella Torre della Fame, prima di morire e di andare all’inferno.  Nel dire che Ugolino ed i suoi figli e nipoti hanno affrontato la fame, Dante riflette la vera storia.  Anche nella versione di Dante, i figli ed i nipoti affrontano tanta miseria che chiedono al conte di mangiare i loro corpi.  Implorano – per parafrasare le loro parole nel poema di Dante – “Padre, ci sarà molto meno penoso se tu mangi i nostri corpi: tu ci hai dato queste misere carni”.[4]  Dopo la loro morte, le parole di Ugolino, secondo Dante, sono le seguenti:
“ . . . ond’io mi diedi,
già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti.
Poscia, più che ‘l dolor poté ‘l digiuno”. [5]
Per parafrasare queste righe di poesia: “ . . . allora io, già cieco e moribondo, andai brancolando sopra i loro corpi, e li chiamai per due giorni dopo la loro morte.  In seguito, più che il dolore, mi uccise la fame”. [6]
Non è certo qui se il conte fosse così affamato che il dolore della fame ha sopraffatto la sua pena per i morti o se, come l’interpretazione più popolare e duratura pretende, il conte ha placato la sua fame mangiando la sua prole prima della sua propria morte.

La storia del conte Ugolino ha ispirato numerosi artisti, come vedete in questi tre esempi:
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Anche il poeta inglese Percy Bysshe Shelley è stato ispirato dalla storia.  Shelley ha vissuto a Pisa per più di due anni a partire dall’inizio del 1820.  È interessante notare che Pisa ha anche attratto il poeta Lord Byron: è arrivato a Pisa alla fine dell’anno successivo.  Nella sua poesia “Ugolino”, Shelley ripercorre il racconto di Dante su di Ugolino nella Torre della Fame.  Poi nella sua poesia intitolata “The Tower of Famine”, Shelley inizia così (scrivendo in inglese):
Tra la desolazione di una città
Che era la culla ed ora è la tomba
Di una gente estinta, in modo che Pietà
Piange sui naufraghi dell’onda dell’oblio,
Là si trova la Torre della Fame.[7]
Così Shelly festeggia l’orrore ed il mistero della Torre della Fame e dei suoi detenuti più famosi, ma non rende più chiaro la verità.

Pertanto, per più di 700 anni, Ugolino è rimasto sospettato per le sue disgustose abitudini alimentari nella Torre della Fame.
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Ma infine, nel 2001, abbiamo avuto la scoperta delle ossa del conte Ugolino e dei suoi figli e nipoti – proprio dove ci si aspetterebbe, nella cripta della famiglia Gherardesca, che si trova nella Chiesa di San Francesco a Pisa.  Le ossa erano di “un uomo di 70-75 anni, due fratelli sui 45-50 anni e altri due fratelli di 20-30 anni”.[8]  Un professore all’Università di Pisa, antropologo Francesco Mallegni, ha condotto i test del DNA sulle ossa. Secondo il professor Mallegni, “Ugolino era un uomo molto anziano per l’epoca ed era quasi senza denti quando fu imprigionato, il che rende ancor più improbabile che sia sopravvissuto agli altri e abbia potuto cibarsene in cattività”.[9]  Conclude, ” Possiamo dire che tutti sono morti di fame. Nel caso di Ugolino, abbiamo anche scoperto che il suo cranio era in parte sfondato, per cui non si può dire per certo la causa della morte”.[10]

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Nell’estate del 2016, all’interno del Palazzo dell’Orologio, è stata aperta la Torre del Conte Ugolino, uno spazio museale.


Credito per le fotografie:
1.  La Torre della Fame, Giovanni Paolo Lasinio: Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1743409.
2.  Mappa dell’Italia: By TUBS – Own work. This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this: Trentino-Alto Adige in Italy.svg (by TUBS). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Map Region of Trentino Alto Adige.svg (by Gigillo83), CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15547056.
3.  Ritratto di Ugolino, Johann Caspar Lavate: https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AUgolino.jpg.
4.  Dante, Luca Signorelli: Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=834493.
5.  Dante, Sandro Botticelli: telegraphhttp://www.pileface.com/sollers/article.php3?id_article=312, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=122900.
6.  (Racconto di Ugolino) Conte Ugolino, Giovanni Stradano: Stradanus [Public domain], via Wikimedia Commons,
https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AStradano_Inferno_Canto_33_A.jpg.
7.  Ugolino ed i suoi figli: By Jean-Baptiste Carpeaux – http://www.metmuseum.org/art/collection/search/204812. This file was donated to Wikimedia Commons as part of a project by the Metropolitan Museum of Art. See the Image and Data Resources Open Access Policy, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=56468914.
8.  Ugolino ed i suoi figli in prigione: By William Blake – Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1287063.
9.  Ugolino ed i suoi figli morendo di fame nella torre: By Henry Fuseli – Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5602179.

Le note:
[1]Barbie Nadeau, “A Maritime Pompeii,” Newsweek 1 November 2007,   http://www.newsweek.com/id/67475:  “Researchers say that starting around the 6th century B.C. . . . Every hundred years or so over the course of nearly a thousand years, tsunami-like waves violently flooded the waterway and capsized and buried ships, their cargo and their passengers and crew.”

[2] Per una sembianza migliore di lui (una ricostruzione), cfr. ad esempio la fotografia che accompagna questo articolo: Guglielmo Vezzosi, “Il conte Ugolino tra storia e leggenda,” La Nazione 9 luglio 2016, http://www.lanazione.it/pisa/cronaca/conte-ugolino-mallegni-1.2331078.

[3] Barolini, Teodolinda. “Inferno33: Dynastic Wife to Dynastic Wolf.” Commento Baroliniano, Digital Dante. New York, NY: Columbia University Libraries, 2017, https://digitaldante.columbia.edu/dante/divine-comedy/inferno/inferno-33/.

[4] https://divinacommedia.weebly.com/inferno-canto-xxxiii.html.

[5] Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII, https://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Inferno/Canto_XXXIII.

[6] https://divinacommedia.weebly.com/inferno-canto-xxxiii.html.

[7] http://www.bartleby.com/270/5/197.html:
Amid the desolation of a city
Which was the cradle and is now the grave
Of an extinguished people, so that Pity
Weeps o’er the shipwrecks of oblivion’s wave,
There stands the Tower of Famine.

[8] Guglielmo Vezzosi, “Il conte Ugolino tra storia e leggenda,” La Nazione 9 luglio 2016, http://www.lanazione.it/pisa/cronaca/conte-ugolino-mallegni-1.2331078.

[9] “La tomba del Conte Ugolino Della Gherardesca,” Parrocchia San Francesco di Pisa, 21 febbraio 2015, http://www.sanfrancescopisa.it/la-tomba-del-conte-ugolino-della-gherardesca/.

[10] “Dante and The Cannibal Count,” Newsweek 20 November 2002, http://www.newsweek.com/dante-and-cannibal-count-142221: “It’s pretty safe to say that they all died of starvation.  In Ugolino’s case we also discovered that his skull was partly smashed, so the cause of death can’t be said for certain.”


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(Credit for the photographs is after the article.)

I would like to tell you about the famous history of Pisa’s Torre dei Gualandi—Tower of the Gualandi.  The Gualandi were the Pisan family that owned the tower in the 13th century.  The tower has also been known as the Torre della Muda.  (“Muda”—also spelled “muta”—means “molting.”)  At one time, eagles raised by the city were kept in the tower while their feathers were molting.  But the structure is best known as the Torre della Fame—the Tower of Famine—for reasons that will become clear.  As you will see, the picture above is faithful to the emotional history of the tower but not to its physical reality.  First I want to share some background information.

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By the 12th century, Pisa was a great maritime republic, a land and sea power that traded and established colonies in such places as Antioch, in Turkey; Tyre, which is in present-day Lebanon; Jaffa, which is now in Israel; and North Africa.  Pisa’s decline as a city state came from a combination of defeats—particularly by Genoa in 1284—and changes in the Arno River that led to the loss of the Pisan port.  (“Fiume”—in the PowerPoint slide below—means “river.”)

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Seven-hundred years later—since 1998—Pisa has become a spectacular archeological site for maritime history.  Work on a train line led to the discovery of 39 ships from different centuries—the earliest dating from about the fifth century B.C.  Many contain intact cargo.  Calling Pisa “a maritime Pompeii,” Newsweek reports, “Researchers say that starting around the 6th century B.C. . . . Every hundred years or so over the course of nearly a thousand years, tsunami-like waves violently flooded the waterway and capsized and buried ships, their cargo and their passengers and crew.”[1]

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Pisa has had its share of interesting residents—from Galileo to a 13th-century count by the name of Ugolino della Gherardesca, who is the focus of my story.[2]  In 1284, Count Ugolino became Pisa’s chief magistrate, the top political figure. He rose to this position shortly after the city’s decisive defeat by Genoa and at a time when two political factions—the Guelphs and the Ghibellines—were vying for control.  The Guelphs and the Ghibellines were a little like our Republicans and Democrats—only even less well mannered, if you can believe that.

Count Ugolino was a Guelph, but Pisa was full of Ghibellines, so he had many enemies.  Ugolino made peace with some of Pisa’s Guelph neighbors—city-states like Florence, Lucca, and even Genoa—and gave away a number of castles in the process, which certainly didn’t please the folks at home.  Count Ugolino’s biggest mistake was trying to team up with the Ghibelline Archbishop Ruggieri degli Ubaldini, who also wanted to be numero uno in Pisa. The archbishop spread the word that Ugolino was a traitor and in 1288 had him locked up in the Torre dei Gualandi along with his two sons, Gaddo and Uguccione, and two grandsons, Nino and Anselmuccio.

Ugolino and his sons and grandsons faced starvation, and all eventually died in their tower prison.  Ever since then, the Torre dei Gualandi has been known as the Torre della Fame.
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It’s now the right-hand side of a palazzo, the Palazzo dell’Orologio (Palazzo of the Clock).  The tower on the left side of this palazzo is known as the Torre della Giustizia (Tower of Justice).  It was early in the 1600s that the Torre della Giustizia and the Torre dei Gualandi—the Torre della Fame—were joined to create the Palazzo dell’Orologio.

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The palazzo is one of the buildings in the Piazza dei Cavalieri (Piazza of the Knights), which also contains the Palazzo della Carovana, the site of Pisa’s Scuola Normale Superiore—the most prestigious university in Italy.  (“Carovana” means “caravan” or “convoy.”)  The Piazza dei Cavalieri, which is not far from the Leaning Tower, was the center of political life during Pisa’s era as a great power.

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Dante Alighieri was a young man living in Florence—sixty-nine kilometers east of Pisa as the crow flies—at the time of Ugolino’s political power and imprisonment.  Dante began writing his 14,233-line poem La Divina Commedia (The Divine Comedy) in 1308.  The poem narrates Dante’s journey through the three realms of the dead.  The Roman poet Virgil guides Dante through hell and purgatory.  Then Beatrice—a Florentine whom Dante had admired from afar—guides him through heaven.  Dante completed La Divina Commedia in 1320, a year before his death.  La Divina Commedia helped to establish the Tuscan dialect as the dominant Italian language.  In the first of the poem’s three canticles—Inferno—Dante places a number of his contemporaries in the nine circles of hell, where they experience highly inventive punishments.

In Dante’s view, in securing and consolidating power in Pisa, Count Ugolino abusively took advantage of his family members.[3]  As you can see in the PowerPoint slide above, Dante also blamed Pisa for the fate that Ugolino’s sons and grandsons suffered.  The quotation on the slide (also given in modern Italian) means, “Ah, Pisa, even though Count Ugolino betrayed you and your castles, you should not have condemned his sons to such a fate.”  Dante places Ugolino in the ninth circle of Hell, which is reserved for those who have committed the sin of treachery.  For his punishment, Ugolino is trapped in ice up to his neck in the same hole with his betrayer, Archbishop Ruggieri.  Dante describes Ugolino as constantly gnawing on Ruggieri’s skull.

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We see that situation in the bottom half of the painting above.  Virgil and Dante are looking on.  In Canto 33 of Inferno, Dante gives us his version of Ugolino’s time in the Torre della Fame, before he dies and goes to hell.  Dante mirrors history by showing that Ugolino and his sons and grandsons faced starvation.  In Dante’s version, the sons and grandsons become so miserable that they beg the count to eat their bodies.  They plead—to paraphrase their words in Dante’s poem—“Padre, ci sarà molto meno penoso se tu mangi i nostri corpi: tu ci hai dato queste misere carni.”[4]  The meaning in English is, “Father, it would be better if you ate our bodies: you who have given flesh to this misery.”  After they die, Ugolino’s words, according to Dante, are as follows:
“ . . . ond’io mi diedi,
già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti.
Poscia, più che ‘l dolor poté ‘l digiuno”.[5]

Here are Ugolino’s supposed words in English as translated by the American poet Henry Wadsworth Longfellow in 1867:
“ . . . whence I betook me,
Already blind, to groping over each,
And three days called them after they were dead;
Then hunger did what sorrow could not do.”[6]
It is not certain here whether the count was so hungry that the pain of starvation overwhelmed his grief or if—as the more popular and enduring interpretation has been—the count assuaged his hunger by eating his offspring before he, himself, died.

The story of Count Ugolino has inspired numerous artists, as you see in these three examples:
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The English poet Percy Bysshe Shelley was also inspired by the story.  Shelley lived in Pisa for more than two years beginning in early 1820.  Interestingly, Pisa also attracted the poet Lord Byron, who arrived in Pisa late the following year.  In his poem “Ugolino,” Shelley retells Dante’s account of Ugolino in the Torre della Fame.  Then in his poem entitled “The Tower of Famine,” Shelley begins:
Amid the desolation of a city
Which was the cradle and is now the grave
Of an extinguished people, so that Pity
Weeps o’er the shipwrecks of oblivion’s wave,
There stands the Tower of Famine.[7]
So Shelley celebrates the horror and mystery of the Tower of Famine and its most famous inmates, but he doesn’t clarify the truth.

Therefore for more than 700 years, Ugolino remained under suspicion for his rumored vile eating habits in the Torre della Fame.
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But finally, in 2001,  the bones of Count Ugolino and his sons and grandsons were discovered—just where you’d expect, in the Gherardesca family crypt, which is in the Chiesa (Church) di San Francesco in Pisa.  The bones were of “a man 70-75 years of age, two brothers of 45-50, and two other brothers of 20-30.”[8]  A professor at the University of Pisa, anthropologist Francesco Mallegni, conducted DNA testing on the bones.  According to Professor Mallegni, “Ugolino was a very old man for the era and was almost toothless when he was imprisoned, making it even more improbable that he would have outlived the others and would have been able to eat them in captivity.”[9]  He concludes, “It’s pretty safe to say that they all died of starvation.  In Ugolino’s case we also discovered that his skull was partly smashed, so the cause of death can’t be said for certain.”[10]

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In the summer of 2016, a museum—called the “Torre del conte Ugolino”—opened within the Palazzo dell’Orologio.



Photo Credits:
1.  La Torre della Fame, Giovanni Paolo Lasinio: Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1743409.
2.  Mappa dell’Italia: By TUBS – Own work. This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this: Trentino-Alto Adige in Italy.svg (by TUBS). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Map Region of Trentino Alto Adige.svg (by Gigillo83), CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15547056.
3.  Ritratto di Ugolino, Johann Caspar Lavate: https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AUgolino.jpg.
4.  Dante, Luca Signorelli: Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=834493.
5.  Dante, Sandro Botticelli: telegraphhttp://www.pileface.com/sollers/article.php3?id_article=312, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=122900.
6.  (Racconto di Ugolino) Conte Ugolino, Giovanni Stradano: Stradanus [Public domain], via Wikimedia Commons, https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AStradano_Inferno_Canto_33_A.jpg.
7.  Ugolino ed i suoi figli: By Jean-Baptiste Carpeaux – http://www.metmuseum.org/art/collection/search/204812. This file was donated to Wikimedia Commons as part of a project by the Metropolitan Museum of Art. See the Image and Data Resources Open Access Policy, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=56468914.
8.  Ugolino ed i suoi figli in prigione: By William Blake – Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1287063.
9.  Ugolino ed i suoi figli morendo di fame nella torre: By Henry Fuseli – Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5602179.

Footnotes:
[1]Barbie Nadeau, “A Maritime Pompeii,” Newsweek 1 November 2007, http://www.newsweek.com/id/67475.

[2] For a recent reconstruction of Ugolino’s features, see the photograph with this article: Guglielmo Vezzosi, “Il conte Ugolino tra storia e leggenda,” La Nazione 9 luglio 2016, http://www.lanazione.it/pisa/cronaca/conte-ugolino-mallegni-1.2331078.

[3] Barolini, Teodolinda. “Inferno33: Dynastic Wife to Dynastic Wolf.” Commento Baroliniano, Digital Dante. New York, NY: Columbia University Libraries, 2017, https://digitaldante.columbia.edu/dante/divine-comedy/inferno/inferno-33/.

[4] https://divinacommedia.weebly.com/inferno-canto-xxxiii.html.

[5] Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII, https://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Inferno/Canto_XXXIII.

[6] http://dantelab.dartmouth.edu/reader?reader%5Bcantica%5D=1&reader%5Bcanto%5D=33.

[7] http://www.bartleby.com/270/5/197.html.

[8] Guglielmo Vezzosi, “Il conte Ugolino tra storia e leggenda,” La Nazione 9 luglio 2016, http://www.lanazione.it/pisa/cronaca/conte-ugolino-mallegni-1.2331078.  Original: “. . . un uomo di 70-75 anni, due fratelli sui 45-50 anni e altri due fratelli di 20-30 anni”.

[9] “La tomba del Conte Ugolino Della Gherardesca,” Parrocchia San Francesco di Pisa, 21 febbraio 2015, http://www.sanfrancescopisa.it/la-tomba-del-conte-ugolino-della-gherardesca/.  Original: “Ugolino era un uomo molto anziano per l’epoca ed era quasi senza denti quando fu imprigionato, il che rende ancor più improbabile che sia sopravvissuto agli altri e abbia potuto cibarsene in cattività”.

[10] “Dante and The Cannibal Count,” Newsweek 20 November 2002, http://www.newsweek.com/dante-and-cannibal-count-142221.

 

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